” Cumparato di S. Giovanni”

Comparatico è un termine di origine siciliana che indica il rapporto intercorrente fra i due compari o le due commari (commaratico).

Il comparatico si può stringere in tre modi:

  •  facendo da testimoni alle nozze (cumpari o cummari d’aneddu = di anello);
  • tenendo a battesimo un figlio dell’amico/a (cumpari i cuoppula ossia “di berrettino del neonato” o di San Giuvanni per il patronato sui battezzati di quest’ultimo);
  • stringendo comparatico o commaratico nella notte del 24 giugno.
  • I modi per stringere questo tipo di comparatico sono vari: sulle Madonie è uso scambiarsi un garofano rosso e mangiare insieme dopo aver recitato alcune formule per il comparatico; nel messinese la cerimonia avviene attraverso lo scambio di un confetto; in altri posti è uso bere un sorso d’acqua salata o intrecciare i capelli dei compari.

I primi due modi sono misti, ossia un uomo può divenire compare di una donna e viceversa, mentre il terzo viene solitamente usato per il comparatico di due soggetti dello stesso sesso.

Il più forte fra i vari comparatici è quello di San Giovanni, in cui si affida la propria amicizia al Santo. Perché si decida di diventare compari o commari presupposto essenziale è uno stretto legame d’amicizia e una profonda fiducia.

In occasione della festa di San Giovanni (24 giugno) è d’uso in alcuni luoghi consegnare un regalo al compare o alla comare.

Una leggenda all’origine del comparatico di San Giovanni

Secondo una leggenda San Giovanni era inflessibile con i traditori degli amici. Da questo deriva l’usanza di stabilire legami di comparatico proprio nel giorno dedicato al Santo.

A commare, a commare,

nen ze diceme male,

e se male se diceme

ajju ‘nferno se ne jeme

ajju ‘nferno co la mala ggente

chi ci va poi se ne pente

Per San Giovanni in molti contesti culturali si è soliti stabilire legami di comparatico, che si configurano come dei rapporti di amicizia basati sulla fiducia reciproca. In sostanza si tratta di sistemi di alleanza che mettono in gioco legami che vanno oltre la parentela di sangue e che stabiliscono relazioni tra persone al di là della semplice naturalità. Si tratta di sistemi di alleanza che sono volti ad una migliore organizzazione sociale, che offra ulteriori opportunità in merito alla solidarietà all’interno di un gruppo.

Ma perchè proprio San Giovanni viene chiamato a tutelare e a sancire i legami di comparatico? Il tutto si basa su ciò che dice una leggenda, secondo la quale il Santo si mostrava particolarmente inflessibile nei confronti di coloro che tradivano la fiducia degli amici. Un esempio di come questa leggenda sia entrata a far parte intrinsecamente della tradizione è rappresentato da un proverbio toscano che dice : “San Giovanni non vuole inganni”.

Il basilico non è soltanto benefico all’amore: i suoi rami fioriti posti dentro un vaso in una stanza propizierebbero l’amicizia e la concordia familiare.

Fin dal 1871 Giuseppe Pitrè, medico e a tempo perso raccoglitore di fiabe e leggende popolari nella sua celebre Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, raccolse i riti popolari intorno a San Giovanni. 

Il solstizio d’estate vede la gente di Sicilia protagonista di usanze che spaziano dal”cumparatu di S. Giuanni” (comparato di San Giovanni) ad alcuni riti propiziatori e divinatori. La notte di san Giovanni, secondo il popolo, era custode di tanti segreti che, aiutati da piccoli gesti, potevano essere svelati e a tale scopo si usavano tre fiori di”aprocchiu” (centaurìa), il rosmarino, noto anche per il suo utilizzo nei riti magici del calendimaggio, i capelli, i peli delle ciglia. Ritualità fondante del giorno di San Giovanni era il patto di comparato, che si stringeva sia tra gli uomini che tra le donne. Comparati che legavano d’affetto e rispetto reciproco i contraenti “megghiu d’i parenti”.

Questa sua funzione si riscontra anche in un’usanza siciliana, riferita dal Pitrè: la cosiddetta “comare di basilico”, una forma di comparatico tra donne e ragazze che si stringe scambiando vasi di questa pianticella el giorno canonico di San Giovanni Battista.
E’ insomma una pianta magica che può tuttavia perdere i suoi effetti se la si tocca o la si taglia con il ferro, come riferisce Plinio. La si deve cogliere per pratiche magiche con la mano sinistra e a luna crescente.
Un suo rametto permette infine di capire se una persona è ipocrita o bugiarda: basta, pare, metterne un ramoscello sul suoi corpo mentre dorme; se il sospetto è fondato, le foglioline avvizziranno in brevissimo tempo…
Anticamente i contadini sostenevano che si doveva accompagnare la sua semina con ingiurie, maledizioni e imprecazioni affinché crescesse più vigoroso. Da quell’usanza nasce il detto proverbiale “Cantare il basilico”, cioè lanciare maledizioni, imprecare contro qualcuno senza misurare le parole.

Da I malavoglia “Comare Venera la Zuppidda faceva il diavolo perché avevano invitato … e la sua figliuola s’era fattacomare di basilico con la Mena, tanto che aveva fatto cucire  alla Barbara in fretta e furia la veste nuova…”

A Catania, i compari e le comari si scambiavano vasi di basilico adornati d’un nastro rosso.

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