Tra intrighi di bancarelle Segni d’arte

La più antica chiesa di Catania e l’ ex convento dei Carmelitani

“Una città,diceva Calvino ne “Le città invisibili”, non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre”.

Sono i mercati lo specchio e l’anima di un presente e del passato di Catania, con i volti antichi degli ambulanti locali mischiati,ormai, a volti esotici o a possenti corpi di giovani africani.Non si può passare da Catania e non perdersi tra le bancarelle de’ “a fera ‘o luni”, (una volta si svolgeva solo di lunedì) L’imput della visita è la curiosità,il desiderio di qualche affare e invece si resta rapiti dal vociare assordante dei venditori, dai profumi di spezie e aromi,dai colori, e spesso,non si riesce a vedere cosa si nasconde tra ombrelloni colorati,bancarelle traboccanti di merce. Pezzi di storia,purtroppo lasciati nel degrado.


Tra il labirinto di viuzze e insospettabili piazzette conosciamo qualcosa d’insolito ed interessante.L’ingresso principale è alle spalle di piazza Stesicoro. In mezzo a questo lunghissimo corridoio si muove una folla affaccendata che contratta,valuta;si sente il venditore “vanniare la sua merce per esaltarla. Le vanniate, con la loro proposta, la semplice ripetizione del prezzo, con le espressioni ironiche ed allusive, la cadenza iterata e lamentosa richiama echi di nenie islamiche.

Proseguendo per la strada dritta senza lasciarsi fuorviare al primo incrocio da altre bancarelle che si snodano lungo una via parallela, via Teocrito,ci addentriamo verso piazza del Carmine. Sulla destra spunta un campanile, timido emerge tra gli ombrelloni colorati.

Ecco la chiesetta,sembra triste, fuori posto, ignorata da tutti. Sembra che lei,poveretta,aspettasse noi per gridare “Esisto e da tantissimo tempo!! ”Un gran cartello giallo:
la Chiesa di S.Gaetano alle grotte!

Siamo fortunate, la troviamo aperta. Intimidite entriamo, ci guardiamo attorno con l’aria da turiste. Da una vecchia sedia impagliata un’anziana signora ci chiede se vogliamo sapere qualcosa..Racconta senza aspettare risposta. E’ la prima chiesa catanese costruita dal vescovo S.Everio nel 260 D.C. dedicata a S. Maria di Betlemme. Distrutta dai Saraceni, ricostruita nel XI sec. nel 1508 dedicata a S. Gaetano; distrutta nel 1674, riedificata nel 1800.

E’ piccola, si sviluppa secondo una pianta ad aula, l’altare maggiore all’interno dell’abside e due altari minori a lato.

Vediamo una scala, mentre chiediamo se possiamo scendere siamo già giù. L’ambiente sotterraneo conserva i resti delle costruzioni precedenti: la cripta in cui si riunivano i cristiani nel periodo delle persecuzioni e il fonte battesimale in pietra lavica collocato all’interno di una grotta.
Una catacomba!chi lo sapeva? Dalla datazione una delle più antiche.

Mai si troveranno i corridoi della catacomba, bisognerebbe scavare sotto la piazza, se scavi ovunque trovi reperti, Catania è come la fenice, risorta dalle sue ceneri sette volte. Unica città al mondo rasa al suolo e ricostruita sempre nello stesso posto.”Ti faremo conoscere piccola chiesa, parola nostra!!”

Usciamo, la strada ci porta al mercato vero e proprio. L’offerta di basilico, prezzemolo, cipolle ed altro viene fatta al centro della strada come fossero bouquet per gentili signore, davanti alle bancarelle di olive condite, formaggi e ricotta fresca“0 chi bellipipi ajiu!”urla il venditore di peperoni, non “quanto sono buoni“, mette in risalto la loro bellezza. Spesso non si compra a peso ma a “cesta”, a “sacco” e nel conto ci metti l’arancia di prima scelta e quella un po’ ammaccata, fa parte del gioco.“ Chista ci’a rialu iu” (Questa la regalo io) ammicca l’ambulante regalandoti una mela o un carciofo, è la galanteria e l’arte del saper vendere.

Pesci, formaggi, carne, convivono con utensili da cucina, occhiali da sole o cd. Si arriva nel cuore della fiera nella piazza Carlo Alberto. In questa piazza anticamente sorgeva il teatro Castagnola ,dove recitò Sarah Bernard, la più famosa attrice di un tempo. Oggi è un teatro all’aperto: da una parte frutta e verdura, dall’altra tende, tappeti, bancarelle con merce indiana o africana, e ai piedi della chiesa del Carmine stoffe, di tutti i tipi, dalla seta pregiata agli stracci, più in là la bancarella “de robbi vecchi d’America
(i vecchi vestiti dall’America).

Cosi si chiamano ancora le bancarelle dei vestiti usati, così le chiamavano i nostri nonni nel dopoguerra quando si vendevano i vestiti portati gli alleati. Pausa al chiosco per un “limone al limone” tipica dissetante bibita. Alle spalle del chiosco l’ex convento dei Carmelitani, oggi caserma. Dentro c’è un bellissimo chiostro, testimonianza dello splendore di un tempo.

Monastero 

Per certo si sa, da documentazione storica, che la fondazione del convento avvenne presso una piccola chiesa , intitolata a S Lucia, legata o protetta dalla famiglia Sveva. A questa protezione forse si deve collegare la donazione dell’ imperatrice Costanza.
In questa chiesa trovarono sepoltura temporanea i resti della prima moglie di Federico II, Caterina d’Aragona, morta nel 1222, fino al loro trasporto nella cattedrale di Palermo, ove si trovano ancora..abbracciando così due ampi settori con annessi vasti cortili.  

All’interno di uno dei cortili si può ammirare uno dei bellissimi chiostri.

Il convento è dotato di un pianterreno e di due di elevazione, all’interno vi era una vasta biblioteca, oggi scomparsa. In un cortile si conservano i resti di un edificio di epoca romana, la Tomba romana del Carmine, costituita da parti di un edificio funerario di epoca romana datato alla seconda metà del II secolo e indicato dagli studiosi come significativo esempio fra i monumenti funerari del periodo.

Si tratta del più grande monumento funerario della Catania romana, conosciuto erroneamente da sempre come Sepolcro di Stesicoro. Presenta su piazza C. Alberto, un ingresso monumentale oggi in cattive condizioni.

All’interno di uno dei cortili si può ammirare uno dei bellissimi chiostri.

Il convento è dotato di un pianterreno e di due di elevazione, all’interno vi era una vasta biblioteca, oggi scomparsa. In un cortile si conservano i resti di un edificio di epoca romana, la Tomba romana del Carmine, costituita da parti di un edificio funerario di epoca romana datato alla seconda metà del II secolo e indicato dagli studiosi come significativo esempio fra i monumenti funerari del periodo.
Si tratta del più grande monumento funerario della Catania romana, conosciuto erroneamente da sempre come Sepolcro di Stesicoro. Presenta su piazza C. Alberto, un ingresso monumentale oggi in cattive condizioni.

Triste destino sembra prospettarsi per questo antico ed importane convento: aleggia nell’aria la proposta di trasformarlo in mercato coperto…

Conclusione “a fera o luni” è un ottimo antidepressivo, si esce magari un po’ frastornati per il vociare, ma con gli occhi pieni di colore, ci si sente meno soli e gratificati, con pochi spicci torni a casa con un pacchetto e più ricco per aver conosciuto un tesoro nascosto!

Giusy e Vanessa

N. B il racconto lo abbiamo scritto qualche anno fa, oggi è più facile trovare la chiesa aperta e insieme al rito cattolico si celebra il rito ortodosso, il nuovo parroco, la convivenza tra le due comunità ha ridato vita alla chiesetta, che spesso però passa ancora inosservata

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